domenica 11 agosto 2013

un acclimatarsi, naturalmente indotto



La “villeggiatura”, che così si chiama perché riporta il pensiero ad agiati lussi in oziose ville, oggi soppiantata da ammalianti offerte last minute in cui  l’unica vacanza è quella di un appagato piacere, ci pone nostro malgrado al cospetto della natura. E li, stupiti ed attoniti scopriamo che l’“andare in campagna” comporta un serrato confronto con l’irruente  germogliare di prorompente vegetazione pioniera, assai cara al mito wrightiano della wilderness che testé ci riporta alla mente l’ipocrisia di molta architettura urbana contemporanea.

in dies domini, quasi un immaginetta di quelle in vendita, tanti anni fa, alle Paoline


Quella natura, che la città ha saputo circoscrivere ed instradare basta, per figurarsi ciò, pensare ai filari alberati dei viali in cui si ode riecheggiare lo stormir del vento nella piantata lombarda, ci si propone con tutta la sua forza dirompente; o frequentando agli ameni giardini eclettici ed i profumati orti botanici che nell’ottocento hanno educato gli urbani e confortato gli afflitti  innurbati. A ben pensare non è che ancor oggi in città si senta la mancanza di graminacee, tant’è che si e soliti dire che les mauvaises herbes, non muoiono mai. Ma come si sa: mi sunt me l’erba mata, brava gent, brava gent; l’è inutil metun l’oli per cundimm in insalata e vuraria savè perché, vurii schisciamm sòtt ai voster pè.

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