venerdì 16 agosto 2013

ghe se ved la bòsia in di occ


La “verità” di un’immagine si fonda principalmente sull’identità tra soggetto e sua rappresentazione, cioè dipende da quanto l’immagine raffigura. In ciò sia attesta la coincidenza del sistema vincolistico tra punto di osservazione e quadro prospettico con l’immagine prodotta. Dove l’occhio non inganna, già la fotografia analogica, o fisico-chimica se si preferisce, ammette aberrazioni e distorsioni volute o dovute. Nella fotografia digitale la verità ottica permane ma muta l’intelligenza che costruisce l’immagine e si supera, implicitamente,  l’idea di un identità tra i due mezzi. L’immagine, sebbene verosimile, è già una trasformata matriciale in cui l’apparire trasfigura il soggetto e le topologie sono subordinate relative. Adesso, con la computer grafica l’immagine digitale ha perso ogni grado di oggettività dato che con un po’di malizia ogni figura si forma e si trasforma a piacere, come nell’immagine qui sotto

Bercerto, (Parma) sul finire del borgo

n.d.r.: L’uso del dialetto è la forma diastratica per antonomasia, ogni tanto, dunque, per qualcosa o qualcuno, attingerò alla memoria del parlato dei nonni.

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